Cresce il numero di conti correnti intestati a stranieri

Sono più di 2,4 milioni i migranti che, in Italia, dispongono di un conto corrente bancario. Il dato emerge dal Rapporto dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei Migranti, gestito dal CeSPI, il Centro Studi di Politica Internazionale, in collaborazione con Abi (Associazione bancaria italiana). Lo studio è finanziato dal Ministero dell’Interno e dalla Commissione Europea. Obiettivo della ricerca è analizzare lo stato dell’arte dell’inclusione finanziaria delle famiglie straniere in Italia, presupposto fondamentale per una vera e propria integrazione.

Il processo di bancarizzazione dei migranti cresce a ritmi sostenuti

Sono circa 2,4 milioni i migranti che dispongono di un conto corrente presso banche italiane e altri prestatori di servizi di pagamento. Oltre 1,2 milioni, invece, sono titolari di carte conto, dotate di un codice Iban, con un aumento del 13 per cento nell’ultimo anno e un tasso di crescita medio annuo del 20 per cento tra il 2011 e il 2014. Tra i conti correnti attivati, non è da escludere che vi siano anche servizi online, come quelli promossi da Ing Direct, in particolare quello che viene spesso indicato come il miglior conto corrente online, Conto Corrente Arancio. D’altra parte, lo studio evidenzia che è significativa la diffusione tra i correntisti immigrati dell’internet banking (48 per cento). Una conferma sia del rapido processo di adeguamento in termini di accesso alla rete sia della preferenza per una multicanalità capace di consentire flessibilità e accessibilità anche in orari non di sportello. La ricerca, inoltre, evidenzia, più in generale, una crescita sostenuta del processo di bancarizzazione dei migranti. Tra il 2011 e il 2014, infatti, il numero dei conti correnti intestati a cittadini migranti ha fatto registrare un tasso medio annuo di crescita dell’8,5 per cento.

Nel 2014 cresce il numero dei conti corrente di tutti i cittadini stranieri

Nel 2014, in particolare, si registra una crescita sostenuta nel numero di conti correnti intestati a cittadini stranieri di nazionalità diverse. Aumentano, ad esempio, i conti correnti intestati ai cittadini cinesi (+13 per cento). Lo stesso accade con quelli intestati a cittadini provenienti dall’Ucraina o dalla Moldavia (+11 per cento), o a quelli indiani, pakistani e del Bangladesh (tutti con un aumento del 10 per cento). In controtendenza Serbia e Montenegro (-2,6 per cento), mentre la Tunisia si mantiene sostanzialmente stabile (+0,1 per cento). Per quanto riguarda la distribuzione sul territorio italiano, il 62 per cento dei nuovi correntisti abita nelle regioni settentrionali, il 27 per cento è al Centro e l’11 per cento al Sud. Solo l 19 per cento dei correntisti stranieri cointesta il proprio conto corrente, a fronte del 21 per cento degli italiani. .

Quali sono i prodotti più utilizzati?

Lo studio si sofferma anche sulla tipologia di prodotto più utilizzata dai migranti. Emerge che la classifica è guidata dagli strumenti di pagamento e in particolare carte prepagate, di debito e carte conto dotate di codice IBAN (70 per cento. Seguono i libretti di risparmio bancari e postali (oltre il 60 per cento) e gli altri prodotti assicurativi (40 per cento). Nel 2014, il 26 per cento dei correntisti immigrati ha avuto accesso a una qualche forma di finanziamento presso una banca o BancoPosta, mentre l’11 per cento è titolare di un mutuo. Sul fronte dei dati relativi allo stock di crediti in essere, le conseguenze della crisi economica internazionale hanno pesato negativamente sul 2014 che fa registrare una lieve contrazione (3 per cento). Crescono, invece, i mutui del 2,2 per cento.

L’immigrazione in Italia

Gli stranieri residenti in Italia, al 1° gennaio 2015, sono 5.014.437 e rappresentano l’8,4 per cento della popolazione. La presenza dei membri principali della famiglia in Italia denota una prospettiva a lungo termine della migrazione. La crisi ha colpito duramente i migranti sul fronte lavorativo: il tasso di disoccupazione è aumentato del 6 per cento, passando dal 6,7 per cento del 2008 al 12,7 per cento del 2014.

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