Previdenza complementare

Necessario rafforzare la diffusione della previdenza complementare in Italia
Ancora scarsa la percezione dell’importanza della previdenza integrativa per il futuro dei giovani lavoratori: ad oggi interessati circa 2 su 10. Il settore bancario spinge per una “battaglia culturale” sul tema a vantaggio del sistema Paese e ha messo in piedi la Scuola di Alta Formazione per amministratori di fondi pensione
“È necessario un costante e progressivo ampliamento del ricorso alla previdenza complementare, in modo da favorirne la crescita in misura coerente con le necessità del Paese, a garanzia della piena e adeguata tutela delle attuali e prossime generazioni di lavoratori che vanno incontro alla pensione. Il problema non è ancora del tutto percepito: è infatti tuttora scarsa la diffusione di questo strumento (20-25% degli interessati) rispetto ai contorni del mercato potenziale. Questo, prima ancora che di carattere economico e sociale, è un problema di cultura: cultura di impresa, sindacale, individuale, rispetto al quale il Paese ha fatto poco”.
Lo ha dichiarato il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, oggi a Milano, intervenendo al convegno su “Cultura e prospettive di sviluppo dei fondi pensione” organizzato dalla Scuola di Alta formazione per amministratori di fondi pensione, cui hanno partecipato anche: Antonio Finocchiaro, Presidente Covip; Giancarlo Durante, Direttore Centrale ABI e Presidente del Consiglio di indirizzo della Scuola; Giuseppe Gallo, Segretario Generale Fiba-Cisl; Giorgio Marbach, Rettore Universitas Mercatorum. I lavori sono stati coordinati da Angelo Pandolfo, Docente di Diritto del lavoro e della previdenza sociale Università degli Studi “La Sapienza” e Direttore della Scuola.
Sabatini ha anzitutto sottolineato che il settore bancario è un ambito di eccellenza nella materia, considerato che “la previdenza complementare è una componente capillarmente presente. Le Banche hanno assicurato e assicurano questa copertura generalizzata del proprio personale dipendente, confermando, nella prassi, consolidata nel tempo, che quella previdenziale è una componente ‘ordinaria’ del trattamento contrattuale del lavoratore bancario”. Si evidenzia, così, una risposta tangibile al problema, mentre sono necessarie azioni concrete per assicurare analoghi livelli di copertura negli altri comparti produttivi.
In generale, nel corso del convegno è stato sottolineato che la necessità di un’integrazione della prestazione pensionistica erogata dagli enti pubblici si pone come esigenza particolarmente stringente, per tutti coloro che andranno in pensione, già nel medio termine. Tutto questo presuppone sensibilità al tema e volontà di creare le condizioni, anche attraverso gli strumenti della cultura e dell’informazione, per una maggiore sensibilizzazione al fenomeno, a garanzia del complessivo mondo del lavoro italiano. Di qui, l’esigenza di fare ricorso – in termini auspicabilmente diffusi a tutti i comparti produttivi – al cosiddetto secondo pilastro rappresentato dal modello di previdenza complementare.
Nell’intento di realizzare in una prima fase la diffusione della conoscenza della materia, in un secondo momento la sua attuazione, si collocano in prima linea le imprese del credito. In questo
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senso, si pone a pieno titolo l’attività della Scuola di Alta Formazione per amministratori di fondi avviata dall’Associazione, insieme ad Universitas Mercatorum e ad ABIFormazione. Si tratta di un’iniziativa partita a fine del 2009 con l’obiettivo di ampliare ed elevare le competenze di tutti coloro che, a vario titolo, fanno parte del “sistema previdenza complementare”. A poco più di tre mesi dall’effettivo avvio dei corsi, ne sono state varate 6 edizioni, garantendo la partecipazione di una (prima) tranche di 150 soggetti, che andranno ad arricchire la schiera dei “quadri gestori” delle forme di previdenza complementare. Seguiranno ovviamente nei mesi prossimi successive edizioni per assicurare una complessiva, progressiva e costante implementazione delle esigenze formative in materia.

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