Il mercato energetico

Il petrolio, nonostante alti e bassi, si riconferma come una certezza quando si parla di investimenti e mercato.

E’ notizia di pochi giorni fa che la società dei fratelli Moratti, la Saras, dopo qualche anno difficile è tornata a fare utili da capogiro. Ma cosa è la Saras? Parliamo della società petrolifera italiana fondata nel 1962 da Angelo Moratti, acronimo per Società Anonima Raffinerie Sarde. Dopo sette lunghi anni di calo, finalmente grazie al calo del prezzo del greggio, sono tornati utili da circa 40 milioni di euro.

Il settore, si sa è di quelli che raramente non danno soddisfazioni.

Certo gli “anni d’oro” delle sette sorelle, ossia gli anni ’70 e ’80 sembrano comunque essere tramontati, l’esportazione che ha arricchito come nababbi le famiglie del Qatar, del Kuwait o dell’Arabia Saudita non sono più a livelli stratosferici. Tuttavia, il settore non è di certo in crisi.

Ultimamente però la competitività è senza dubbio cresciuta: basti pensare che negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno trovato l’autosufficienza  energetica, mentre paesi prima satilliti della Russia come ad esempio l’Azerbaijan, da qualche anno gestiscono relazioni in questo di certo non di poco conto. Per non parlare di alcuni stati europei che si stanno affacciando al mercato come i paesi nordici.

Le nuove notizie da parte del settore parlano dell’istituzione di un nuovo cartello. Il prezzo attualmente molto basso del petrolio, circa 48 dollari al barile, sta spingendo i paesi dell’OPEC (Iran, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita, Venezuela, Qatar, Indonesia, Libia, Emirati Arabi, Algeria, Nigeria, Ecuador, Gabon  ed Angola). Pare infatti che al prossimo meeting di fine Novembre, l’Iran acconsentirà alla creazione di un cartello che non permetta ai paesi di vendere un barile ad un prezzo inferiore ai 50 dollari. L’accordo coinvolgerà anche altri paesi esterni all’OPEC come la Russia, che si è detta pronta a rispettare l’accordo.

La questione è complessa anche perché al momento sembra esserci una maggiore produzione rispetto l’offerta, dunque i paesi dovranno concordare anche i tagli alla produzione. Anche quest’ultima situazione è difficile da gestire, perché alcuni paesi ritengono di avere limiti internazionali e sanzioni da fronteggiare e che dunque i tagli alla produzione, considerando i bassi flussi economici generati dagli altri settori delle economie nazionali, ad esempio in Nigeria, rendono impossibile limitare gli introiti del settore energetico.

Ad ogni modo, per procede nel trading online nel settore energetico bisognerà aspettare i risultati del vertice del 30 novembre a Vienna, sede dell’OPEC.

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