Nel sistema del risarcimento del danno alla persona, le tabelle di liquidazione hanno assunto negli ultimi anni un ruolo sempre più centrale, al punto da incidere in modo determinante sull’esito delle controversie, sia in materia di incidenti stradali sia di responsabilità medica. Pur in assenza di una disciplina legislativa unitaria, alcune elaborazioni tabellari sono diventate un riferimento stabile, contribuendo a orientare le decisioni giudiziarie ben oltre i confini territoriali dei tribunali che le hanno adottate.
La funzione delle tabelle è, in origine, quella di garantire uniformità e prevedibilità, riducendo il rischio di disparità di trattamento tra casi analoghi. Questo obiettivo, tuttavia, si confronta con la necessità di mantenere il risarcimento ancorato alla specificità del danno subito. L’Avvocato Davide Cornalba (Lodi) commenta: “la giurisprudenza ha chiarito che le tabelle non costituiscono un vincolo rigido, ma uno strumento di partenza, da adattare alla singola vicenda attraverso un’adeguata personalizzazione. Proprio su questo punto si gioca oggi una parte rilevante del contenzioso.”
L’uso sempre più diffuso di alcune tabelle ha prodotto un effetto di standardizzazione che, se da un lato favorisce la coerenza del sistema, dall’altro rischia di appiattire la valutazione del pregiudizio. Avv. Cornalba: “il danno alla persona viene talvolta ricondotto a una cifra predefinita senza un reale approfondimento delle conseguenze concrete sulla vita del danneggiato. I giudici più attenti, invece, sottolineano come la liquidazione debba riflettere non solo la percentuale di invalidità, ma anche l’impatto effettivo della lesione sulle attività quotidiane, professionali e relazionali.”
Nel settore della responsabilità medica, il ricorso alle tabelle si intreccia con la complessità dell’accertamento causale e con la valutazione della condotta sanitaria. La liquidazione del danno non patrimoniale non può prescindere dalla ricostruzione del percorso clinico e dalla verifica delle possibilità di guarigione o di miglioramento compromesse dall’errore. In questo contesto, “le tabelle offrono un criterio di riferimento, ma non possono sostituire l’analisi del caso concreto, pena una riduzione eccessiva della funzione compensativa del risarcimento”, sottolinea l’Avvocato Davide Cornalba.
Un elemento di particolare rilievo riguarda la motivazione della decisione. L’adesione alle tabelle, per essere legittima, deve essere esplicitata e giustificata, soprattutto quando la liquidazione si discosta dai valori medi o quando viene esclusa la personalizzazione. La mancanza di una motivazione adeguata espone la decisione al rischio di impugnazione, poiché il criterio tabellare non può essere applicato in modo automatico o meramente contabile.
La centralità delle tabelle ha inoltre inciso sulle strategie processuali delle parti. La fase istruttoria, in particolare quella medico-legale, assume un peso determinante nella possibilità di ottenere una liquidazione congrua. “La corretta individuazione delle voci di danno e la loro coerente rappresentazione diventano decisive per evitare che il risarcimento venga compresso entro parametri standard non aderenti alla realtà del pregiudizio subito”, conclude l’Avvocato Cornalba Davide.
In questo scenario, le tabelle rappresentano uno strumento indispensabile ma non autosufficiente. Il loro utilizzo richiede equilibrio, rigore argomentativo e attenzione al caso concreto. Il risarcimento, oggi più che mai, non si esaurisce in una formula matematica, ma resta il risultato di una valutazione giuridica che deve tenere insieme uniformità e giustizia sostanziale.
Comments
You may also like
-
Banche centrali e inflazione: in attesa dei tagli FED
-
CARTOLARIZZAZIONE PER LA CRESCITA DELLE PMI, ENER2CROWD LANCIA IL SUO PRIMO PROGRAMMA DA 45 MILIONI DI EURO
-
Sicurezza e protezione dati: Fortinet con i risultati del terzo trimestre dimostra che questo è un settore di grande valore
-
Compendium Value, ok a target per operazioni di mercato
-
Microimprese: sotto accusa i cosiddetti tassi pavimento